Sempre connessi

Sempre connessi

Il tempo è una dedica, è il lusso del futuro, è l’impegno per un presente migliore.

Qual è il tempo per leggere? E, soprattutto, com’è cambiato negli anni il tempo che dedichiamo alla lettura? Cosa leggiamo e dove amiamo farlo? La moda dei social network ha silenziosamente rivoluzionato il tradizionale modo di leggere; sui social, infatti, trascorriamo molte ore del nostro quotidiano, anche inconsapevolmente. Le notifiche di Facebook fanno scattare automatismi di lettura di post che dimenticheremo un istante dopo. Nelle cartelle da lavoro difficilmente scorgiamo un libro, ma sicuramente troveremo uno smartphone, un iPad, un computer portatile, tutti connessi, illimitatamente connessi. Ma a che cosa? O meglio, a chi? Sui social ci informiamo, un’ANSA su Twitter soppianta il piacere di uscire a comperare il quotidiano, sorpassato istante dopo istante, in una corsa al “subito”, come se dovessimo morire domani senza sapere tutto dell’oggi.

L’informazione è più labile, resa fragile dalla estemporaneità che brucia la cura del dettaglio, ma è forte, talvolta brutale. Sui social cosa leggiamo? Leggiamo la poesia d’amore che segue, ignara dell’incoerenza, la notizia in video di un attacco terroristico, leggiamo di gatti, cani, bambini, senza identità, un mondo di chiunque. Non c’è la saga di Singer, né l’Anna Karenina, ma la signora Paola abbandonata dal marito. Sono le letture dell’oggi, senza eroi, senza costumi. Sono le letture dei soli. Non entriamo in biblioteca per leggerli, ma ci sediamo in un bar chiassoso, in una discoteca buia. Non ci sdraiamo nell’intimità del nostro letto come quando adolescenti esploravamo le prime letture, stanchi dei classici imposti a scuola. Leggiamo di chiunque in qualunque luogo e ci inorgoglisce scoprire che lo fanno tutti. A questa manovra eversiva dedichiamo molte ore al giorno, sbriciolate in minuti e sottratte all’acquisto e alla lettura di un libro o di un giornale. Ma il tempo, continuo a pensare, è una dedica, la più grande e lussuosa, la più preziosa. Alla persona amata dedichiamo un’opera, ai “nessuno” dei social che chiamiamo impropriamente amici dedichiamo il nostro tempo. Questa rivoluzione ha indebolito anche gli autori, la loro fantasia, la voglia di mettersi in gioco; ne ha svilito il mestiere di scrivere.

Perché oggi tutti scrivono e tutti leggono quel niente che ci fa sentire parte di un tutto, di un mondo di sconosciuti, di persone di cui dimenticheremo il volto domani e dei quali non abbiamo mai sentito la voce.

Leggere, da viaggio diventa fenomeno di costume, perdendo in parte valore.

Ma si sa, non sempre le cose di valore sono destinate a durare.

In questo presente fragile leggere non conforta più, non induce a sognare un mondo migliore, ma ci restituisce il contingente, pregandoci di lasciare un segno, con un like o un’emoticon spesso non interpretabile.

Un libro no, un libro è muto. Rischia soltanto una cosa: di essere riletto.

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