Al Salone di Torino fra Nobel e polemiche
Dal 10 al 14 maggio Torino ospiterà lo storico Salone del Libro. Quest’anno i nomi più noti saranno Herta Muller, premio Nobel 2009 per la Letteratura, i finalisti del Premio Strega Europeo, avremo la lectio magistralis di Javier Cercas sull’Europa del XXI secolo, l’autrice di Amabili resti Alice Sebold, il messicano Guillermo Arriaga sceneggiatore di Alejandro González Iñárritu, i Premi Oscar Bernardo BertolucciLuca Guadagnino e Giuseppe Tornatore, il leggendario scrittore-dissidente russo Eduard Limonov, Fernando Aramburu, Joël Dicker, il nuovo Paolo Giordano, il monologo di Fabrizio Gifuni nei quarant’anni dell’assassinio di Aldo Moro e tanti tantissimi altri che si alterneranno fra reading e più banali firma copie. Non c’è dubbio, così almeno appare, che gli ospiti rappresentino il più alto livello culturale letterario, ma forse, proprio per questo, non fanno che alimentare la rivalità con la Fiera di Milano. Personalmente sono molto contraria alla “doppia fiera letteraria”. Terminata l’epoca del Salone del Libro, come era naturale che fosse, date le polemiche, i micro o macro scandali, i vari favoritismi nell’assegnazione degli stand, mistero che si disvelava a noi editori solo a una manciata di giorni dall’inaugurazione, si doveva avere una sola Fiera del Libro e io votai per Milano. Avevamo bisogno di aria nuova, di novità logistiche, di credere in una nuova etica di assegnazione degli stand. Questo non significa che si detta per forza cancellare una Fiera che di storico ha molto, ma forse ripensarla sì, anche alla luce del successo di Milano. Personalmente avrei scelto nomi più coerenti fra loro e mi scomoderò per Herta Muller che adoro e per riabbracciare i colleghi di Keller che l’hanno pubblicata.   Benedetta Reverberi    

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